Lame in Transizione

ci siamo, con altri minuscoli compiti.


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Parlano di noi….

Vi segnaliamo l’articolo apparso su Terra sulle Transition Towns e su Lame QaT in particolare.

Poi, visto che magari ne avete sentito parlare, ma non avete ancora avuto modo di vederlo dal vivo, vi segnalo 2 Transition Talk che si terranno molto vicino a noi. Il primo è martedì a Lippo di Calderarara (i nostri cugini dall’altra parte del Reno) con Cristiano Bottone. Il secondo invece, mercoledì, in centro a Bologna con Giorgio Draghetti.

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Mappa del “consumo” sostenibile

chiamarla così non è il massimo, così come la definizione di consumatore ormai ci sta stretta.
Acquirente sembra una parolaccia e non la usa nessuno, e definirla “mappa per gli acquisti” avrebbe forse sollevato penosi ricordi mikebongiorniani.
Tant’è! La regione Emilia romagna non riscontra un’accezione negativa nel termine del consumo (avranno sentito parlare di consumo del territorio?) e ci restituisce la definizione
Mappa per il Consumo.

Per il momento accontentiamoci.
Anche se compaiono distributori poco sostenibili (come natura sì che non è altro che un grande supermercato) la mappa può essere aggiornata da chiunque e allora se conosciamo qualcuno indichiamolo pure.

Una mappa per il consumatore sostenibile
Vuoi sapere dove si trova il distributore di latte fresco più vicino? O l’azienda agricola dove acquistare direttamente frutta e verdura? Ora è più semplice orientarsi, con la mappa on line realizzata dalla Regione Emilia-Romagna e da ERVET. Tutti possono contribuire all’aggiornamento, all’integrazione o alla correzione dei dati riguardanti le numerose iniziative per il consumo sostenibile presenti in Emilia-Romagna.


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Il mercato del mercoledì pomeriggio al Cubo


il germoglio sarà in via Zanardi 249 al mercatino che si tiene tutti i mercoledì pomeriggio nel parcheggio antistante la sala Cubo (dove c’è la baracchina dei gelati).

I ragazzi del germoglio vengono da Castello di Serravalle, a 30 km da qui e producono con agricoltura naturale anche se non hanno ancora la certificazione biologica.

Il loro centro è nato 25 anni fa, e sono anche fattoria didattica .

Il fatto che siamo riusciti a convincerli a venire qui a fare il mercato è davvero una conquista per noi che abitiamo in questa parte “umile” della città. (questa zona era chiamata proprio così una volta : quella degli umili)

abbiamo provato più e più volte a convincere produttori bio a portare qui i loro prodotti, per vedere di ravvivare un pò questo mercato fantasma creando almeno una sensazione di comunità.

Il germoglio ha aderito e questo è importante.

il problema è che il mercato è un pò scarno : ci solo loro ed un camion che viene da Calderara e che vende praticamente tutto,ma se cominciamo a frequentarlo altri arriveranno e così non sparirà del tutto, lasciando vuoto uno spazio che finalmente si era riempito con prodotti di filiera.

Qui in zona non ci sono negozi nel raggio di km (l’unico è il conad) e sarebbe bello che questo mercato “nascesse”

Comunque sia, non hanno solo frutta e verdura ma anche pane con pasta madre, focacce, biscotti, marmellata

sono disponibili anche per preparare la cassetta settimanale di frutta e verdura (da 8 e 10 euro). La prenotazione si può fare direttamente da loro che sono lì

tutti i mercoledì dalle 14.30 circa fino alle 18

di seguito un post di Rossella che ben chiarisce il concetto
Ciao
grazie per il promemoria. Condivido in pieno le tue considerazioni sulla necessita di un mercato popolare in quella zona: ho abitato proprio li per 4 anni e mancano non solo negozi ma anche un luogo di incontro e di scambio. Quasi ogni settimana vado a fare la spesa li e devo dire che i prodotti del Germoglio sono davvero buoni, specie il pane ai semi di girasole e i biscotti (deliziosi). Anche l’ortofrutta ha un buon rapporto qualità- prezzo. Insomma, andiamoci!

Saluti a tutti
Rossella


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Condivisione e Approfondimento

Lunedi scorso, 14 marzo, c’è stato il primo incontro del corso CeAT (Condivisione e Approfondimento Transizione), di seguito il report di Elisa.

La Biblioteca Navile-Lame di Bologna, in quest’ultimo periodo, ha ormai sempre più spesso una vita notturna. Anche ieri, infatti, ha tenuto aperti i suoi battenti fino a tarda serata per ospitare un nuovo gruppo di persone, diverse per età, sesso, formazione, provenienza, la maggior parte delle quali non si era mai vista prima. L’unico denominatore comune sembrava essere quel libro che ognuno aveva in mano, sottobraccio, appoggiato sui tavoli: il Manuale pratico della Transizione.

Una volta seduti in cerchio, c’è voluto comunque poco a capire che eravamo tutti in quello stesso luogo per un motivo comune: affrontare con serietà e determinazione i problemi del cambiamento climatico e del picco del petrolio, troppo urgenti e importanti per essere messi da parte. Questa volta però con un approccio nuovo: da un parte, infatti, ricordavano alcuni, è ormai da decenni che sentiamo parlare di queste tematiche, di buoni propositi, di soluzioni possibili, e il mondo nel frattempo va nella direzione opposta. Dall’altro, riflettevano altri, se è vero che la prima vera transizione è quella individuale e che le pratiche di autoproduzione, riciclo, riuso e attenzione allo spreco sono il primo passo verso il cambiamento, esse non bastano più. Abbiamo deciso quindi di seguire l’interessante proposta di Rob Hopkins e cominciare la sfida di un percorso verso la Transizione come gruppo di quartiere, in una zona particolare come quella delle Lame.

L’abbiamo fatto innanzitutto partendo da questioni concrete, immaginandoci cosa ci mancherà nel mondo senza petrolio, che cosa ci preoccupa di più del cambiamento climatico e già nei primi minuti sono emerse questioni complesse come il già riscontrabile aumento dei prezzi, la pesante ricaduta che ci sarà sulle classi più povere, sugli anziani e malati, il cosiddetto “picco del benessere”, che abbiamo certamente già superato. L’abbiamo fatto, inoltre, raccontandoci le esperienze concrete di cui siamo venuti a conoscenza che costituiscono, già da ora, un’alternativa seria e credibile a questi problemi. Ne è venuto fuori un elenco sorprendentemente corposo:  proprio da qui siamo partititi a raccontare cosa già, a livello personale, stiamo facendo a riguardo e abbiamo cominciato ad immaginare cosa nel concreto possiamo fare noi, ora, come gruppo in Transizione. E’ stata una prima “tempesta di idee” con proposte, immagini, suggestioni, punti di partenza, direzioni da prendere, indicazioni di metodo, dalle più generali alle più tangibili e concrete.

Insomma, siamo solo al primo capitolo del Manuale. La sfida ci sembra a dir poco difficile e complessa, soprattutto in un Paese come il nostro. Tuttavia, come diceva uno dei nostri più grandi intellettuali, “ci vuole il pessimismo della ragione e l’ottimismo della volontà”. Lunedì quindi ci troveremo ancora tutti in biblioteca per aggiungere un secondo mattone a questo percorso che ci vedrà insieme per tre mesi: non ne vediamo ancora la fine, ma quest’inizio ci è sembrato un’ottima premessa.

Elisa Galbusera