Lame in Transizione

ci siamo, con altri minuscoli compiti.

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di Elisa Galbusera

Le nostre maggiori possibilità di riuscire a fronteggiare il picco del petrolio e il cambiamento climatico emergeranno dalla capacità di confidare nell’effettiva realizzazione della transizione, senza questa speranza finiamo per perdere la fiducia nel mondo. E’ con queste parole che Rob Hopkins dà indicazioni su come impostare il discorso su queste tematiche così urgenti e allarmanti: parallelamente all’analisi e alla presa di coscienza di tali gravi problemi, è necessario il grande lavoro di costruzione del mondo che vogliamo; anzi, è su questo che è necessario concentrarsi.

 

Proprio per questo motivo, lunedì scorso, abbiamo incentrato il secondo incontro del CAT sulla riflessione riguardo alla prospettiva di una decrescita energetica di successo. Facendo uno sforzo di immaginazione ci siamo figurati che cosa potrebbe migliorare nel mondo in cui viviamo: ne è emerso un quadro variegato e decisamente desiderabile! Innanzitutto, riguardo alla mobilità, saremmo costretti a fare meno spostamenti e migliorerebbe la qualità dell’aria; avremmo la possibilità di recuperare una struttura di comunità, con un conseguente miglioramento delle relazioni, e di ristabilire il contatto con la natura. Saremmo costretti a cambiare e diminuire i nostri consumi, rovesciando di conseguenza le disuguaglianze mondiali che vedono il 20% della popolazione consumare l’80% delle risorse. Ci riadatteremmo al locale, da tutti i punti di vista: localizzazione dei consumi e delle fonti energetiche significherebbe localizzazione del potere e quindi maggiore giustizia, anche perché le conseguenze delle nostre azioni saranno più che mai vicine a casa.

 

Da dove cominciare tutto questo? Iniziando a far circolare nelle nostre vite il concetto di resilienza. In ecologia il termine si riferisce alla capacità di un ecosistema di continuare a funzionare in presenza di shock esterni e cambiamenti indotti. Le nostre vite sono in grado di farlo? Quali cambiamenti potemmo fare per renderle, insieme a quelle degli altri, più resilienti? Domande apparentemente facili ma che hanno messo in gioco la nostra coerenza e radicalità. Siamo partiti naturalmente con la riflessione sui consumi con tre parole chiave: radicale diminuzione, localizzazione e auto-produzione. Abbiamo proseguito con il discorso sui trasporti e le fonti energetiche fino ad approdare alla non scontata questione di scoprire e valorizzare le energie locali del quartiere, del condominio, di svincolarci dai ritmi frenetici delle nostre giornate e utilizzare la parola come strumento di cambiamento. Proprio a questo punto ci siamo dati appuntamento a lunedì 11 aprile con il compito di cimentarci durante queste settimane nella comunicazione di queste tematiche all’interno degli ambienti che attraversiamo nella nostra quotidianità.

Fantasia al potere dunque! Sperimentiamo il mostro metodo personale per parlare di picco del petrolio e cambiamento climatico senza seminare il panico tra la gente e facendo anzi incuriosire i nostri conoscenti con strane parole come “orto sinergico”, “resilienza”, “decrescita energetica”…..e ”transizione”!

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